Roma, 15 Settembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



29/09/2009 M.Causi
Pregiudiziale del Partito Democratico sullo "Scudo fiscale"
Intervento di Marco Causi
Roma, 29 settembre 2009
Signor Presidente, Onorevoli colleghe e colleghi,
non è un pregiudizio a priori che porta il Partito Democratico a chiedere al Parlamento di non procedere all´esame del decreto correttivo del decreto 78. Si tratta di una valutazione ponderata, che ha al centro le norme sul cosiddetto "scudo fiscale", con riferimento sia al testo originario sia alle modifiche apportate in Senato.
Il Partito Democratico, e tutte le opposizioni, sono state fin dall´inizio molto critiche sull´impianto dello "scudo fiscale". Ma adesso il nostro giudizio non può che diventare ancora e più fortemente contrario. Di più: è nostro dovere denunciare ad alta voce i gravi rischi di questa nuova versione di "scudo fiscale", la sua inefficacia per la patrimonializzazione delle imprese, la sua valenza del tutto negativa per il vulnus generato alla credibilità dello Stato in rapporto ai contribuenti e alle imprese oneste, il suo potenziale danno per l´immagine internazionale del paese.
In Senato, signori della maggioranza, avete esteso lo "scudo" in tre direzioni. Primo, di esso potranno avvalersi anche le società di persone e di capitali, per regolarizzare somme giacenti presso controllate o collegate estere, e non più soltanto persone fisiche, enti non commerciali e società semplici. Secondo, i soggetti "scudati" saranno protetti non solo da eventuali illeciti di tipo amministrativo, civile e tributario, ma anche da illeciti che hanno rilevanza penale, come la dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ovvero mediante l´utilizzo di artifici contabili, l´occultazione o distruzione di documenti, le false comunicazioni sociali (meglio note come "falso in bilancio").
Insomma, a luglio avevamo denunciato questo "scudo" dicendo che era un vero e proprio condono, oggi diventa ancor più di un condono, quasi un´amnistia, che dovrebbe essere approvata dal Parlamento con maggioranza qualificata e non ricorrendo all´ennesima forzatura del voto di fiducia.
E´ vero che, come concordato fra governo e Presidenza della Repubblica, vengono esclusi i procedimenti in corso. Ma è altrettanto vero che di quella intesa non facevano certamente parte le rilevanti estensioni applicative, che rappresentano una clamorosa eterogenesi dei fini da cui è nata l´esigenza del decreto correttivo.
E soprattutto non ne faceva parte la terza estensione, quella a nostro avviso più pericolosa, e cioè l´esenzione delle operazioni "scudate" dall´obbligo di segnalazione di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio.
Chiunque può capire che il combinato disposto delle tre estensioni apre la strada al rischio di poter impunemente "lavare" denari le cui origini possono risalire ad attività illecite e criminali. Il rischio quindi che il nostro Paese contravvenga alle normative europee in materia di antiriciclaggio e di antiterrorismo, da cui deriva la violazione dell´articolo 11 della Costituzione, da noi paventata nella questione pregiudiziale oggi presentata.
Il tutto, con buona pace dei nuovi global legal standard di cui il Ministro dell´Economia si fa grande vanto per averli l´Italia proposti nelle sedi internazionali. Con quale credibilità, infatti, d´ora in avanti il nostro paese e il nostro governo potrà partecipare attivamente alla costruzione di nuove regole per la finanza e per l´economia mondiale, per la vigilanza dei comportamenti distorsivi generati dagli operatori mossi da motivazioni speculative, per il contrasto alla criminalità economica, se adesso la vostra maggioranza si prenderà la responsabilità di approvare questo "scudo"? Il quale rischia di allontanare il nostro paese dal rispetto di importanti regole internazionali e di avvicinarlo invece alle legislazioni opache dei paesi off-shore, che strizzano l´occhio a qualsiasi capitale, senza curarsi di valutarne la provenienza.
Eppure, la nuova normativa antiriciclaggio sta producendo importanti risultati. Le segnalazioni sospette all´Unità di informazione finanziaria della Banca d´Italia da parte degli intermediari sono cresciute del 16 per cento nel 2008 rispetto al 2007 e del 50% nel primo semestre del 2009 rispetto al corrispondente periodo del 2008. C´è forse qualcuno nei banchi della maggioranza o del governo interessato a gettare qualche granello di sabbia per interrompere questa crescita?
Mi rendo conto che si tratta di un´accusa forte, ma mi sembra a questo punto del tutto lecita. Avvalorata, peraltro, dall´assenza del Ministro dell´Economia e delle Finanze dalla discussione di merito del decreto correttivo sia al Senato che alla Camera. Il Ministro sta forse, anche lui, subendo qualche diktat da parte di componenti della sua maggioranza o di lobby che a queste componenti fanno riferimento?
Si modifichi allora questo testo, si dia certezza agli intermediari e agli operatori di giustizia. Si cancelli al comma 3 del nuovo articolo 13 bis, così come risultante dall´emendamento Fleres, ogni riferimento all´esenzione dagli obblighi di segnalazione. Non è convincente infatti quanto dichiarato dal sottosegretario Giorgetti in sede di replica. Se davvero gli intermediari dovranno trattare le operazioni di regolarizzazione dall´estero al pari di qualsiasi altra operazione, per quale motivo la norma legislativa sullo "scudo fiscale" deve contenere il richiamo specifico a qualche forma di esenzione introdotto in Senato? Se Giorgetti ha ragione, ne segue la necessità, come l´opposizione sostiene, di modificare il testo.
Ma anche nel migliore dei casi − quindi escludendo i casi di riciclaggio di denaro ottenuto con attività criminali − e cioè in quello di imprese che abbiano costituito scatole estere con il solo obiettivo di pagare meno tasse, la norma non solo fa a pugni con elementari criteri di equità fiscale, ma non impone neppure che l´emersione di queste somme sia almeno soggetta al vincolo di rafforzare il patrimonio dell´impresa. Non è vero, insomma, che questo "scudo" è il prezzo da pagare per riportare dentro un po´ di denaro che oggi serve alle imprese italiane in difficoltà.
E´ palese, ormai, e qualsiasi cittadino se ne rende conto, che la normativa italiana sulla regolarizzazione dei capitali espatriati si discosta fortemente da quelle messe in campo dagli altri paesi.
Era già così nell´impianto dello scudo di luglio, come le opposizioni hanno denunciato. Negli altri paesi lo scudo non prevede il totale lavaggio delle somme regolarizzate dal punto di vista della loro posizione fiscale. Se i redditi da cui si era, in passato, formato il capitale poi trasportato all´estero non fossero stati correttamente esposti al fisco, in tutti i paesi si pagano le imposte ordinarie dovute. Gli incentivi consistono nell´abbattimento delle sole sanzioni (20% negli Stati Uniti, 10% nel Regno Unito, fra il 10 e il 40% in Francia a seconda della gravità dell´omissione).
L´impianto della norma italiana, invece, depotenzia l´ordinaria attività di accertamento da parte dello Stato. Ad esempio, la Guardia di Finanza ha recuperato, nei soli cinque mesi iniziali del 2009, 3,1 miliardi di evasione internazionale. Ma in futuro lo sforzo della Guardia di Finanza rischia di essere vanificato, poiché le somme protette dallo scudo non potranno più rientrare negli ordinari accertamenti.
Ciò contraddice anche la volontà dell´esecutivo di andare verso forme di "redditometro" per il contrasto all´evasione. Se infatti si vogliono utilizzare indicatori indiretti dello stile di vita del contribuente per verificare la veridicità delle sue dichiarazioni fiscali, mi domando e vi domando: se un contribuente ha detenuto per alcuni anni presso un conto corrente svizzero alcune centinaia di migliaia di euro poi regolarizzati, non sarà anche questo un indicatore della sua capacità fiscale, oltre alla casa in cui abita o allo yacht che possiede?
Ma soprattutto in nessun altro paese è previsto l´anonimato. Neppure in Francia, caro sottosegretario Giorgetti, diversamente da quanto lei ha detto. In Francia l´anonimato è garantito solo durante la fase istruttoria. Alla fine della trattativa fra amministrazione e contribuente viene redatto un formale verbale di regolarizzazione nominativo, un po´ come avviene in Italia nei casi di accertamento con adesione.
L´anonimato, si badi, è importante non tanto ai fini della perseguibilità dei soggetti in sede tributaria, quanto ai fini della lotta ai paradisi fiscali. La quale si fa raccogliendo dati sugli intermediari finanziari e sulle piazze finanziarie presso cui le somme sono state collocate durante il periodo dell´esportazione. Ricostruendo, insomma, una tracciabilità per questi capitali.
E´ così che le amministrazioni fiscali acquisiscono informazioni cruciali, da utilizzare per indurre a più miti consigli le banche e i paesi fuori linea. E´ così, ad esempio che l´amministrazione fiscale statunitense ha costruito le informazioni che le hanno permesso di aprire specifici e duri contenziosi con alcune banche svizzere.
E tutto si tiene, in fondo: si comprende così anche il colpevole ritardo con cui il governo italiano si sta muovendo per firmare le convenzioni sugli scambi di informazioni con i paesi che fanno parte della "lista nera" dell´Ocse. Con il rischio che questi paesi le firmino con altri Stati, escano dalla sanzione della lista nera, e non abbiano più incentivi a concedere le stesse procedure agli Stati che arrivano in ritardo. E sembra che questo stia già avvenendo nel caso del paese per noi più importante ai fini del contrasto agli illeciti finanziari e all´evasione fiscale, e cioè la Svizzera.
Mi rivolgo adesso, in conclusione, alle deputate e ai deputati della maggioranza. Nel voto che adesso esprimerete sulla pregiudiziale presentata dal Partito Democratico e su quelle degli altri gruppi di opposizione fate valere, è questo il mio appello, le ragioni della coscienza e della libera valutazione di merito, diritto e prerogativa di ogni parlamentare. Siamo ancora in tempo per non far commettere allo Stato italiano una serie di errori gravi, dalle conseguenze imprevedibili. Siamo in tempo per riunire il Comitato dei nove e modificare il decreto correttivo approvando un piccolo pacchetto di emendamenti, in modo da riportare lo scudo fiscale italiano in linea con quelli degli altri paesi. E possiamo far questo in poco tempo, senza correre il rischio di far decadere il decreto. Allora sì che potrete dire che state facendo come Obama, perché invece così com´è lo scudo italiano con Obama, con Sarkozy e con Gordon Brown non ha davvero nulla a che vedere.
Certo, con questa norma si portano un po´ di soldi a casa per un bilancio pubblico in difficoltà. Ma, vi domando, qual è il prezzo di questi soldi? Si tratta di uno schiaffo in faccia ai contribuenti onesti e alle imprese che sono sempre rimaste nei confini della legalità. A vantaggio di altre persone ed imprese che in qualche caso potremmo limitarci a definire "furbe", ma che in altri casi rischiano di essere soggetti che hanno costruito il loro capitale con attività illecite e criminali.
Non credo che questo prezzo sia accettabile per la Repubblica. Non è accettabile, come prezzo da pagare, il vulnus alla legalità, al rispetto delle regole; il rischio di porre il nostro paese fuori linea dagli standard etici internazionali, di abbassare la guardia nel contrasto alla criminalità economica, che è la manifestazione di gravi patologie dietro cui alberga la criminalità organizzata.
E di far questo, per giunta, proprio mentre il governo si vanta per una politica di stretta sul fronte della microcriminalità. Lo Stato non deve essere debole con i forti e forte con i deboli, ma giusto ed equo con tutti. Non fate questo sbaglio, non infliggete questo colpo al paese. Noi, dall´opposizione, faremo di tutto per impedirlo. Voi adesso potrete, con il voto favorevole alle pregiudiziali del Partito Democratico e delle altre opposizioni, fare in modo che l´Italia possa restare a testa alta, e tutta unita, a dare forza in tutte le sedi internazionali alla battaglia mondiale per scrivere ed imporre regole nuove e più etiche alla finanza e all´economia.

 
 

 
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