Roma, 18 Settembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



22/06/2010 M.causi
Qualche risposta a Maurizio Leo
Maurizio Leo afferma che le precedenti amministrazioni sono artefici del "mancato recupero delle entrate". Peccato che la Corte dei Conti, nella relazione tanto amata e citata da Leo e dal centro-destra, certifichi proprio il contrario (tabella a pag. 121). Il recupero dell´evasione tributaria è stato di 529 milioni nei quattro anni esaminati (2004-2008) e le previsioni iniziali sono sempre state inferiori a quelle definitive, e cioè le previsioni di bilancio erano improntate a prudenza e viziate semmai da sottostima. Piuttosto, non è dato sapere nulla o quasi su cosa sta facendo da due anni la nuova giunta sul recupero evasione, visto che non ha fornito i dati alla stessa Corte dei Conti.
Leo afferma poi che le precedenti amministrazioni sono artefici "di investimenti programmati in maniera incompatibile con le disponibilità di bilancio". Qui parliamo delle metropolitane, che sviluppano esigenze finanziarie fino almeno al 2015, e per le quali la giunta precedente aveva attivato apposite linee di credito, e cioè disponibilità di provvista finanziaria che sarebbero state attinte, e sarebbero diventate debito, nel corso del tempo, in stretta relazione all´avanzamento dei cantieri delle linee B1 e della C.
E´ scorretto dimenticare che la precedente giunta aveva attivato un impegnativo piano finanziario che, a partire dal 2008, avrebbe accompagnato l´evoluzione dei pagamenti per i cantieri delle metropolitane, con l´obiettivo di non far crescere troppo il livello già elevato del debito e di creare disponibilità anche per ulteriori investimenti. Questo piano è stato deliberato dal Consiglio Comunale nel mese di settembre 2007, e questa delibera viene citata nella relazione della Corte dei Conti. Si prevedevano: la vendita degli alloggi popolari alle famiglie beneficiarie che ne avessero fatto volontariamente richiesta (con delibera attuativa approvata dal Consiglio Comunale nei primi mesi del 2008), per un introito di almeno 350 milioni; la valorizzazione urbanistica delle "centralità" pubbliche del PRG (Collatina Togliatti, con progetto avviato e con delibera programmatica del Consiglio Comunale approvata, e poi SDO, Ostia), per introiti stimabili in circa 400 milioni; i fondi regionali del FAS, appositamente destinati alla mobilità ecosostenibile dell´area metropolitana romana, per altri 400 milioni. Totale un miliardo e centocinquanta milioni, su cui la nuova giunta si è fermata e non ha fatto nulla (tranne che per Collatina Togliatti, conferita all´AMA).
La nuova giunta ha preferito chiedere soldi allo Stato Pantalone per il piano di rientro dal debito pregresso, mentre contemporaneamente il governo azzerava i fondi speciali della vecchia legge per Roma Capitale (che noi nel 2007 eravamo risusciti a rifinanziare per 200 milioni all´anno).
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i soldi alla fine sono arrivati, ma sono meno del previsto (appena 100 in più dei vecchi 200 per Roma Capitale) e obbligano il Comune ad una manovra "lacrime e sangue" fatta di una sventagliata micidiale di aumenti di imposte e tariffe. Intanto non si sa nulla delle altre possibili entrate, su cui il Comune dorme da due anni. Va bene il "Rapporto alla città": ma è troppo chiedere che sia almeno onesto?
Marco Causi
 

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