Roma, 19 Settembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



21/07/2010 M.Causi
Dieci domande al Ministro dell´economia sulla "Relazione sul federalismo fiscale"
Dieci domande al Ministro dell´economia sulla "Relazione sul federalismo fiscale"
1. La Relazione afferma che la spesa discrezionale dello Stato sarebbe di 84 miliardi, mentre quella locale di 171. Come mai si è esclusa dalla spesa statale quella relativa a previdenza e assistenza, considerata non discrezionale, mentre si è inclusa nella spesa locale quella sanitaria? Il Ministro ritiene forse la spesa sanitaria una spesa discrezionale? Non è, questa, l´unica distorsione informativa contenuta nella Relazione. Non è corretto, infatti, correlare la crescita della spesa pubblica locale con quella del debito pubblico: il debito è cresciuto fra il 1980 e il 1992 dal 56,1% al 105,5% del Pil, mentre la spesa pubblica locale in quota di quella nazionale è aumentata soprattutto nella seconda metà degli anni ´90, in relazione alle politiche di decentramento, e proprio mentre il rapporto fra debito pubblico e Pil veniva ridotto (da 121,8 nel 1994 a 108,8 nel 2001) grazie alle politiche di stabilizzazione finanziaria legate all´ingresso nell´euro. Intende il Ministro correggere la Relazione su questo punto?
2. La Relazione lancia l´allarme sui guasti che nascono dal sistema della finanza derivata, e cioè del finanziamento di Regioni ed enti locali tramite trasferimenti statali. Dato che i trasferimenti sono aumentati negli ultimi tre anni per scelte nazionali che hanno ridotto l´autonomia impositiva locale, invertendo una tendenza storica dei precedenti venti anni, Il Ministro ha forse cambiato giudizio sull´abolizione dell´Ici sulla prima casa? Il gettito mancante ai Comuni per l´Ici prima casa (3,5 miliardi) viene oggi garantito da trasferimenti statali. Come si intende fiscalizzare tali trasferimenti?
3. La Relazione manifesta uno stadio dell´analisi ancora molto preliminare e non adempie ai requisiti di legge di definire "ipotesi quantitative" né "possibili distribuzione delle risorse". Lo stesso presidente della Copaff ha dichiarato che la ricognizione dei trasferimenti allegata alla Relazione non è ancora definitiva e va chiarita in molti punti. Ciò nonostante i giornali sono pieni quotidianamente di notizie sui decreti attuativi che, ormai da molte settimane, sarebbero "pronti" per essere emanati. Non pensa il Ministro che sarebbe il caso di fare un po´ di ordine, e indicare quali decreti sono effettivamente maturi e quali da rimandare all´acquisizione di migliori conoscenze? Non ritiene il Ministro che sarebbe un errore attuare la legge 42 per singoli "pezzi", rischiando di trascurare le coerenze e i sistemi di garanzia in essa impliciti?
4. Il decreto 78 recante la manovra economica riduce i trasferimenti statali a Regioni (-5,5 miliardi al di fuori della sanità) e Comuni (-1,8 miliardi), ma reca una "clausola di salvaguardia" in base alla quale tali riduzioni non si consolidano al momento dell´attuazione della legge 42. Come pensa il Ministro dell´economia di attuare tale clausola? Con quali tempi? Ritiene il Ministro che tali riduzioni incidano sulla possibilità di far fronte a servizi pubblici essenziali, in particolare in materia di assistenza, trasporto pubblico locale e servizi di prossimità?
5. La relazione sostiene che il federalismo fiscale è "l´unico modo che abbiamo per razionalizzare e controllare in modo efficace una parte vasta della finanza pubblica italiana". E´ evidente il riferimento al passaggio dalla spesa storica ai costi e fabbisogni standard, che porterà gradualmente a riduzioni di spesa erogando la stessa quantità di servizi ai costi delle realtà più´ efficienti. Ma in nessuna parte della relazione si fa riferimento ad un altro punto qualificante della legge n. 42/2009, il Patto di convergenza degli obiettivi di servizio che deve consentire, attraverso appositi stanziamenti previsti dalle leggi annuali di stabilità, ai territori attualmente meno dotati e/o ai settori attualmente sotto standard di elevare la quantità e la qualità dell´offerta delle prestazioni per poter raggiungere i livelli essenziali. Nè si fa riferimento al fatto che la Decisione annuale di finanza pubblica deve prevedere, su base triennale, il limite massimo della pressione fiscale e il suo riparto tra i diversi livelli di governo. Se si vuole lasciare uno spazio di autonomia impositiva a regioni ed enti locali, oggi fortemente limitata, senza aumentare la pressione fiscale complessiva, e´ evidente che deve essere creato uno spazio finanziario attraverso riduzioni di spesa o aumenti di entrata dovuti al recupero di basi imponibili. Come pensa il Ministro di prevedere gli stanziamenti necessari all´attuazione del Patto di convergenza? Come pensa di poter assicurare lo spazio finanziario necessario per una vera autonomia impositiva di regioni ed enti locali che non si traduca in un aumento della pressione fiscale? E quando ritiene il Ministro di inviare alle autonomie e al Parlamento le linee guida per la prossima Decisione di finanza pubblica, in cui la nuova legge di contabilità e finanza pubblica prevede appunto le decisioni in merito non soltanto di patto di stabilità, ma anche di patto di convergenza, posto che il termine del 15 luglio previsto dalla legge è già decorso?
6. La Relazione contrappone le politiche di decentramento alle politiche di attuazione della riforma del Titolo V (cosiddetto "federalismo"), e in questa contrapposizione sembra trasparire una preferenza per le prime rispetto alle seconde. Il Ministro ritiene non attuabile il Titolo V riformato nel 2001? Propone quindi un cambiamento nell´agenda che il governo ha programmato per la presente legislatura? Dall´attuazione del federalismo a Costituzione vigente vorrebbe passare alle riforme di modifica della Costituzione?
7. La Relazione critica la lentezza delle Regioni nell´impegnare e spendere le risorse destinate alle politiche di sviluppo e coesione (solo l´8% di pagamenti al 30 aprile 2010 sulle risorse disponibili per il 2007-2013). Perché la stessa critica non si estende anche ai programmi gestiti dai Ministeri centrali e da altre entità nazionali, che alla stessa data hanno effettuato solo il 10% dei pagamenti previsti?
8. La Relazione critica l´eccessiva crescita delle pensioni d´invalidità durante il periodo 2007-2010. Le tabelle allegate alla Relazione, però, fanno vedere con chiarezza che la dinamica crescente non è delle pensioni, bensì delle indennità. Un´analisi più accurata permette di ricondurre il fenomeno alle indennità di accompagnamento per anziani non autosufficienti. Il numero di ultra 65enni che ricevono tale indennità è aumentato del 58% fra il 2002 e il 2008. Ferma la necessità di frenare ogni uso distorto di questa prestazione, quali sono le proposte che il Ministro intende avanzare in materia di non autosufficienza? Si tratta infatti di materia da assoggettare a "livelli essenziali delle prestazioni" da stabilire con legge dello Stato e da finanziare integralmente con i meccanismi previsti dalla legge 42. Quali modelli di assistenza il Ministro ritiene più congrui? E con quali costi standard? Ritiene il Ministro che la sostituzione delle indennità di accompagnamento con altri e più avanzati modelli di prestazione possa comportare risparmi per il bilancio pubblico?
9. La Relazione propone che la "seconda fase" dell´autonomia impositiva dei Comuni, basata su un nuovo tributo denominato "imposta municipale unica", possa essere compiuta discrezionalmente da ogni singola amministrazione comunale. Non ritiene il Ministro che questa proposta sia incompatibile con la necessità, dettata dalla legge, di procedere alla standardizzazione delle entrate dei Comuni ad "aliquote e basi imponibili uniformi", al fine di calcolare l´apporto finanziario necessario alle funzioni fondamentali e distinguerlo da quello relativo alle altre spese (sopra standard e non fondamentali)?
10. La Relazione propone che l´autonomia impositiva permetta di "chiudere" integralmente il finanziamento dei Comuni. Ha valutato bene il Ministro il realismo di questa proposta, alla luce delle grandi differenze di basi fiscali non soltanto fra grandi circoscrizioni del paese ma anche, trattandosi di finanza comunale, fra grandi e piccoli comuni, fra aree urbanizzate e aree rurali? Non ritiene il Ministro necessaria qualche forma di compartecipazione per la finanza comunale, così come previsto dalla legge 42? E quando il Governo intende fornire chiarimenti sull´impostazione e sul funzionamento dei fondi perequativi?
 

 
La Relazione del Governo alle Camere sul federalismo fiscale: errori, omissioni, distorsioni

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