Roma, 23 Settembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



26/07/2010 M.Causi
Le trappole della nuova imposta municipale
Si sa ancora poco della nuova imposta municipale, ma come d´uso nel nostro paese se ne è già parlato tanto. Essa presenta numerose insidie e trappole, e non è chiaro quanto questi problemi siano evidenti a chi ha firmato l´accordo fra Governo ed Anci per vararla entro la fine di luglio.
Prima insidia: permetterà ai Comuni la nuova imposta di recuperare 3,4 miliardi di gettito perduto sull´Ici prima casa, diventati oggi trasferimenti dello Stato? Messa in altri termini: visto che quei 3,4 miliardi dovranno essere, in base alla legge sul federalismo fiscale, trasformati in tributi propri, compartecipazioni o perequazione, la nuova imposta è destinata ad essere il tramite della "fiscalizzazione" degli attuali trasferimenti? Leggendo la Relazione sul federalismo fiscale del Governo sembrerebbe di sì. Quel documento, addirittura, si spinge ad affermare che tutti i trasferimenti ai Comuni potranno, a regime, essere assorbiti dalla nuova autonomia impositiva; non cita mai l´altro strumento che la legge mette a disposizione, e cioè le compartecipazioni all´Ire o all´Iva; non spiega come si intenda perequare fra basi imponibili che sono molto difformi non solo fra Nord e Sud ma anche fra grandi e piccole città, aree urbane e aree rurali, centri urbani e periferie metropolitane.
Il Governo ha subito smentito che la nuova imposta possa essere interpretata come subdola reintroduzione di una tassazione della prima casa. Lo ha fatto usando due argomenti, senza capire che entrambi nascondono altrettante trappole. Primo argomento: non si tassa la proprietà, ma si chiede ai residenti di pagare per i servizi offerti dai Comuni. Al di là della considerazione polemica che così, comunque, vengono tassati anche i residenti in abitazioni di proprietà, emerge una questione di equità: un´eventuale "service tax" colpirebbe, a differenza della vecchia Ici, anche i residenti affittuari e non proprietari e rischierebbe di non distinguere famiglie e individui in base alla loro capacità contributiva. Per non somigliare a un´imposta capitaria fortemente regressiva (la vecchia "poll tax" della Signora Thatcher) avrebbe bisogno di abbondanti correttivi di cui nessuno parla.
Secondo argomento: la nuova imposta sarà facoltativa e non obbligatoria. Saranno i singoli Comuni a scegliere se implementarla o no. Si capisce bene, qui, il succo dell´accordo politico fra Governo e Anci: il Governo non mette le mani nelle tasche degli italiani, mantenendo le promesse elettorali; saranno i Sindaci, se vogliono, a metterle e ad assumerne la responsabilità politica. L´amaro calice è accettato dall´Anci, pur di mettere in carniere qualcosa per far respirare una finanza comunale in stato di grave difficoltà. Peccato, però, che un´imposta "facoltativa" sia incompatibile con la legge 42 sul federalismo fiscale.
Qui c´è un vero trappolone. Per calcolare l´apporto della perequazione, infatti, la legge prevede non solo la "standardizzazione" delle spese (fabbisogni), ma anche quella delle entrate (art. 13, comma 1, lettera c, punto 1). Solo così si potrà calcolare l´ammontare dei tributi ed entrate proprie comunali necessario a finanziare integralmente le funzioni fondamentali e distinguere i due casi: per i Comuni che incassano di più, quel di più potrà essere liberamente utilizzato (per spese sopra standard, per funzioni non fondamentali, per riduzioni fiscali); per i Comuni che incassano di meno, la differenza va coperta dalla perequazione nazionale. Per effettuare questo calcolo, però, i tributi le cui entrate vanno "standardizzate" devono essere necessariamente uguali per tutti i Comuni. Insomma: la nuova imposta municipale o è per tutti o è per nessuno. E l´amaro calice il Governo non può porgerlo "facoltativamente" ai Sindaci: deve scegliere se berlo oppure no.
Si è fatta poi tanta propaganda sull´"unificazione" di tasse e balzelli in un tributo unico, visto come apporto alla semplificazione. L´obiettivo di semplificazione è condivisibile, ed è vero che nella giungla dei tributi e canoni comunali si può fare un po´ di pulizia (ad esempio, ombre e passi carrabili). Ma attenzione a non dimenticare che alcuni tributi comunali gravano su basi imponibili specifiche e nascono dal principio di far contribuire le attività produttive (non le famiglie) al finanziamento dei servizi pubblici, dalla cui esistenza esse stesse traggono effetti positivi (si pensi soltanto ai centri storici e alle attività legate al turismo). Se davvero si vuole spostare il peso fiscale dalle persone alle cose, è proprio dal livello comunale che si dovrebbe partire. E´ lì che il territorio e il suo uso sono meglio conosciuti e monitorati, ed è lì che potrebbero esserci diverse "cose" interessanti per ridurre il fisco a carico delle persone residenti (il suolo pubblico, il sottosuolo con le reti che contiene, i movimenti della popolazione fluttuante, il valore creato dalle autorizzazioni urbanistiche, ecc.). Insomma, ridurre ad una sola l´imposta municipale è un feticcio propagandistico, che rischia di allontanare il sistema della finanza locale italiana da soluzioni più efficienti e più eque.
Fin quando il Governo non dirà con chiarezza cosa intende fare con l´autonomia impositiva dei Comuni e come vuole affrontare le inevitabili trappole e complessità che comporta, resterà ferma l´impressione che nelle ultime settimane abbiano lavorato soprattutto gli uffici stampa e gli apparati di propaganda del Governo, e non ancora gli uffici tecnici e legislativi. E che una seria e coerente attuazione della legge 42 sul federalismo fiscale sembra ancora ben lontana.
Marco Causi
26 luglio 2010
 

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