Roma, 19 Settembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



15/09/2010 La Repubblica
Battaglia su Roma Capitale slittano gli aumenti ai consiglieri
GIOVANNA VITALE
POTREBBE finire con un compromesso poco gradito ai consiglieri comunali la battaglia combattuta ieri in Bicamerale sul primo decreto attuativo di Roma capitale.
QUELLO - per intenderci - che cambia il nome del consiglio comunale in Assemblea capitolina, riduce il numero degli eletti da 60 a 48 (aprendo però a modifiche successive) e, soprattutto, migliora il loro status giuridico-economico, riconoscendogli uno stipendio vero, molto più sostanzioso, rispetto agli attuali gettoni di presenza. Eccolo il punto più controverso: difeso da Alemanno, osteggiato nella Commissione sul Federalismo fiscale.
Si chiedono in sostanza le opposizioni: perché spezzare la riforma su Roma Capitale in due tronconi, approvando prima compiti e privilegi dei consiglieri e solo dopo i poteri attribuiti al nuovo ente territoriale?
«Nulla di tutto questo oggi si discute, ma solo di prerogative e compensi per gli amministratori: legittimi se gli amministratori di Roma avranno maggiori responsabilità, molto discutibili se Roma continua a essere come gli altri comuni», dice chiaro e tondo Linza Lanzillotta (Api), relatrice del decreto insieme ad Anna Maria Bernini (Pdl). «Prima poteri e risorse per la città e solo dopo status e compensi per i politici». Critiche subito rispedite al mittente da Alemanno, determinato a ottenere il via libera definitivo entro il 20 settembre (il consiglio dei ministri è convocato per il 17), così da poterne menar vanto in occasione dei festeggiamenti per il 140esimo anniversario della capitale. «Per il secondo decreto c´è tempo fino a maggio 2011: penso che entro fine anno ce la faremo», replica il sindaco al deputato pd Francesco Boccia, preoccupato che «la strategia dello spacchettamento rischi di affossare il percorso di attuazione di Roma capitale». Al contrario, incalza Alemanno, «ho io stesso ho sollecitato lo spacchettamento perché la complessità della trasformazione in atto e i molti tentativi già fatti hanno consigliato di scegliere il metodo alpinistico di arrivare alla cima per gradi».
Tanto più che «i consiglieri comunalia Roma decidono su delibere da milioni di euro che riguardano una città di 2,8 milioni di abitanti e lavorano h24. Gli attuali 1.200 euro netti al mese mi pare uno squilibrio».
Certo tutto si aspettava, l´inquilino del Campidoglio, tranne tanta ostilità da parte del Pd: persuaso che il sostegno offerto dal consigliere Smedile, promotore ieri di un nuovo invito ai parlamentari del suo partito a fare in fretta, bastasse a vincere le resistenze. Così non è stato. Anzi. L´affondo nel merito del presidente della Provincia Zingaretti («L´attuazione della riforma non può prescindere dall´area metropolitana: bisogna evitare la periferizzazione dell´hinterland») insieme al brusco stop della governatrice Polverini che ha escluso ogni ipotesi di devoluzione per decreto di poteri regionali («Non si può isolare la Regione da Roma, che è un polmone importante per il suo territorio e viceversa. Lo dice la Costituzione: lo Stato può trasferire funzioni ma non può incidere sulle competenze proprie della Regione.
Solo noi possiamo decidere se delegarle. La Carta non attribuisce dignità regionale o statale alla capitale, che resta un Comune»). Facile allora per i democratici Causi e D´Ubaldo gridare al pasticcio: «La Polverini ha messo una pietra tombale su Roma Capitale. Sulla riforma non c´è ancora niente di concreto; la trattativa fra Regione, Comune e governo è allo stallo».
Come finirà? Con un compromesso: del decreto che la Bicamerale approverà domani si salverà solo la parte relativa allo status giuridico dei consiglieri comunali, rinviando il tema degli stipendi al secondo decreto sui poteri. Se e quando arriverà.
 

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