Roma, 23 Settembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



14/06/2013 M.Causi
Una vera riforma dell´IMU si farà solo se si esce dalla propaganda
Intervento di Marco Causi in Commissione in occasione della discussione del decreto 54/2013 di sospensione del pagamento della prima rata IMU di giugno 2013
 
Anche tenendo conto della natura di «provvedimento-ponte» del decreto-legge in esame, il Governo e il Parlamento non possono esimersi da una discussione approfondita sui temi oggetto dell´intervento legislativo. Non è possibile chiedere al Paese nel suo complesso, nonché alle singole forze politiche, di soffocare ogni riflessione sulle questioni della fiscalità immobiliare fino al termine del 31 agosto prossimo, entro il quale, dovrà essere attuata la sua complessiva riforma.
Nella prospettiva di suscitare un´opportuna discussione su tali questioni, il gruppo del Partito Democratico ha presentato emendamenti aventi natura sostanzialmente programmatica in vista della futura riforma, mentre non ha ritenuto di presentare proposte emendative volte a proporre integrazioni o ampliamenti delle categorie di immobili cui si applica la sospensione della prima rata IMU, anche in considerazione del fatto che il relativo termine scadrà lunedì prossimo e che pertanto non sarebbe opportuno introdurre ulteriori elementi di incertezza a danno dei contribuenti e degli intermediari.
In primo luogo, abbiamo presentato un emendamento che intende eliminare una contraddizione insita nel testo del provvedimento, il quale, sebbene faccia riferimento a una prossima riforma della disciplina dell´imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, si limita, in realtà, a contemplare misure sull´IMU e sulla TARES, non considerando tutte le altre forme di imposizione sugli immobili, quali le imposte sui redditi, la cosiddetta «cedolare secca», le imposte ipotecarie e catastali, l´imposta di registro. Ma, se l´intervento sarà solo su IMU e TARES, è in realtà la fiscalità comunale, più che quella immobiliare, che il Governo intende riformare! In tale contesto, noi proponiamo di specificare che la riforma da attuare entro la fine di agosto dovrà riguardare non solo la fiscalità immobiliare ma anche quella comunale.
A tale proposito sarebbe molto utile che il Governo tenesse conto dei numerosi spunti emersi nel corso di un seminario tenutosi il 6 giugno scorso presso la Società italiana di economia pubblica. In quella sede, Ruud De Mooij, esponente del Dipartimento affari fiscali del Fondo monetario internazionale e capo missione del FMI per la stesura del Rapporto sulla riforma del sistema fiscale italiano pubblicato dallo stesso FMI nel settembre del 2012, ha sottolineato l´esigenza di rivedere l´assetto della fiscalità immobiliare, rafforzando la componente relativa all´imposizione sul patrimonio e riducendo, invece, la componente relativa ai trasferimenti, con l´obiettivo di sostenere il mercato delle vendite di immobili, il quale sta attraversando una crisi molto profonda.
Sempre in quel seminario, il professor Ruggero Paladini, dell´Università di Roma La Sapienza, ha segnalato la necessità di rivisitare l´imposizione sui redditi da locazione, sempre per favorire la ripresa di tale mercato, proponendo di ridurre l´IMU sugli immobili concessi in locazione con contratti a canale concordato, ovvero, addirittura, di esentare dalla «cedolare secca» i redditi derivanti da tale tipologia di contratti.
Se la formulazione del decreto-legge non verrà modificata, si rischia che la riforma non sia in grado di rispondere a queste importanti tematiche, e cioè l´eccesso di gravami sulle compravendite e il disinteresse della politica per 5 milioni di famiglie italiane che  vivono in affitto, poiché i soli interventi su IMU e TARES non saranno in tal senso efficaci. Mentre, di converso, si rischia di lasciare per l´ennesima volta i comuni in una situazione d´incertezza finanziaria, che renderà necessari ulteriori interventi legislativi in merito. Nella medesima prospettiva, proponiamo che la riforma della fiscalità comunale riguardi anche l´addizionale comunale IRPEF, e che la revisione della TARES elimini la maggiorazione per metro quadrato prevista per il finanziamento dei servizi indivisibili forniti dai comuni, al fine di collegare tale tributo esclusivamente al finanziamento dei servizi relativi alla raccolta dei rifiuti.
In un altro emendamento affrontiamo il tema della perequazione dei valori catastali degli immobili, proponendo, in attesa di una completa revisione degli estimi, la quale, necessariamente, non potrà essere realizzata prima di 5 anni, un meccanismo che permetta comunque di superare gli effetti negativi derivanti dall´applicazione agli estimi vigenti dei moltiplicatori introdotti dal "Salva Italia", i quali aggravano ulteriormente le sperequazioni esistenti in tale settore. A questo fine proponiamo di utilizzare gli indici delle quotazioni di mercato degli immobili rilevati dall´Osservatorio del mercato immobiliare (OMI) dell´Agenzia del territorio, basati sui valori effettivi basati a livello comunale o delle micro-zone.
Concludo con l´auspicio che l´Esecutivo sappia prestare adeguata attenzione a tali questioni, superando le posizioni di bandiera: l´intervento di riforma annunciato per i prossimi tre mesi avrà successo solo se si esce dalla propaganda e si è in grado di costruire una proposta innovativa e di sintesi rispetto alle tesi contrapposte contenute nei programmi elettorali dei partiti che sostengono il Governo.
 

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